L’Unione europea tenta di rispondere alla frammentazione delle comunicazioni transfrontaliere in caso di crisi ed emergenze, lanciando un nuovo sistema altamente tecnologico che prevede l’impiego di reti 5G, geolocalizzazione e un’interfaccia unica per facilitare il lavoro dei soccorritori. La Commissione europea ha proposto il nuovo European Union Critical Communication System (EUCCS), destinato a mettere in comunicazione polizia, vigili del fuoco, servizi sanitari e squadre di protezione civile dei diversi Paesi europei attraverso canali sicuri e resilienti.

Il nuovo sistema proposto dall’esecutivo europeo dovrebbe interessare oltre cinque milioni di soccorritori in Europa e affronta un limite tutt’altro che teorico dell’attuale architettura europea di risposta alle emergenze. Allo stato attuale i 27 Stati membri dispongono di proprie reti nazionali per le comunicazioni critiche, ma queste non sono pienamente interoperabili. Non solo, in molti casi, la comunicazione si interrompe quando una squadra di soccorso attraversa un confine impedendo non solo la comunicazione diretta, ma anche la condivisione della propria posizione o la trasmissione di immagini e informazioni operative.

“Quando si verificano crisi e tragedie abbiamo bisogno di comunicazioni veloci, affidabili e sicure”, ha affermato la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen, intervenendo in conferenza stampa a Bruxelles al fianco del commissario agli Affari interni e alle Migrazioni, Magnus Brunner.

La politica finlandese ha definito una “lacuna operativa critica” i limiti di comunicazioni che riscontrano le squadre di soccorso quando operano oltre confine e che impedisce anche il coordinamento quando le operazioni vengono condotte da team di Paesi differenti chiamati a operare insieme durante un’emergenza.

Uno sguardo anche alle nuove minacce di tipo “militare”

Le lacune di un sistema basato su reti nazionali assumono inoltre un peso diverso rispetto al passato. Alla tradizionale gestione delle catastrofi naturali e dei grandi incidenti si è aggiunto un quadro europeo di sicurezza segnato da minacce ibride, sabotaggi, attacchi informatici, possibili azioni contro le infrastrutture critiche e dall’impiego crescente dei droni. Nel febbraio 2026 la stessa Commissione ha indicato tra i rischi in aumento i sorvoli ostili, le violazioni dello spazio aereo e le minacce dei droni contro aeroporti e infrastrutture critiche; a giugno il Consiglio europeo ha chiesto di accelerare gli sforzi contro gli attacchi ibridi e per la protezione delle infrastrutture.

È una dimensione che avvicina sempre più preparazione civile e sicurezza, senza tuttavia trasformare l’EUCCS in una rete di comunicazione militare. Il sistema è pensato per i first responders, ma si inserisce nella più ampia strategia europea di preparazione a crisi che possono derivare non soltanto da incendi o alluvioni, ma anche da terrorismo, sabotaggi, attacchi ibridi o interruzioni deliberate delle reti.

Ad aprire a questa opzione, pur senza entrare nei dettagli, è stato il commissario Brunner che rispondendo a una specifica domanda in tal senso ha precisato che tale competenza resta agli Stati membri che “possono certamente utilizzare il sistema, se lo desiderano”. Per Brunner saranno gli Stati “a decidere se utilizzare o meno il sistema anche per finalità militari”.

La possibilità di impiegare l’EUCSS anche per situazioni non strettamente legate all’ambito civile era stata ventilata dall’ex presidente finlandese Sauli Niinistö nella sua relazione sulla preparazione dell’Unione, suggerendo ai Paesi UE di sviluppare un approccio maggiormente integrato tra preparazione civile e militare davanti a minacce sempre più multidimensionali e transfrontaliere.

Un unico dispositivo per voce, video e geolocalizzazione

Il salto tecnologico previsto dalla Commissione passa innanzitutto dal progressivo abbandono dei tradizionali sistemi radio a banda stretta a favore delle comunicazioni a banda larga, sfruttando anche le reti commerciali 5G.

Attraverso l’EUCCS, gli operatori potranno condividere voce, dati, fotografie, video, messaggi e posizione geografica in tempo reale utilizzando un unico dispositivo sicuro. Le diverse reti nazionali non saranno eliminate né sostituite da una grande infrastruttura centralizzata europea: resteranno sotto il controllo degli Stati membri, ma dovranno essere interoperabili a livello UE.

“Un dispositivo. Una rete. Ogni agenzia, ogni Stato membro, connessi”, ha sintetizzato il commissario agli Affari interni e alla Migrazione Magnus Brunner. Un’esigenza che, secondo il commissario, emerge anche nelle operazioni ordinarie. Brunner ha citato gli incendi dell’High Venn, al confine tra Belgio e Germania, dove la radio dei soccorritori cessava di funzionare una volta attraversato il confine, e una sparatoria avvenuta nei Paesi Bassi a circa 200 metri dalla frontiera belga, cui seguì un inseguimento transfrontaliero senza che il centro operativo di Maastricht potesse avvertire direttamente i colleghi di Liegi o gli agenti belgi sul terreno.

Come chiarito dai due commissari, il sistema non sarà necessariamente limitato ai soli Paesi dell’Unione. Secondo la vicepresidente Virkkunen il quadro coprirà tutti i Paesi Schengen, consentendo agli Stati membri di poter collegare anche Paesi confinanti esterni all’area Schengen, qualora esista un interesse comune dell’UE e vi siano esigenze operative transfrontaliere.

Satelliti europei quando le reti terrestri non funzionano

Il secondo elemento è la resilienza. Il sistema dovrà continuare a funzionare anche quando le normali reti mobili risultano congestionate, danneggiate o completamente fuori servizio.

In questi casi entreranno in gioco collegamenti satellitari sicuri e unità mobili di comunicazione dispiegabili nelle aree colpite, comprese infrastrutture assimilabili a torri cellulari mobili dotate di generatori autonomi. La Commissione intende inoltre coordinare il sistema con IRIS², il programma europeo per la connettività satellitare sicura.

Brunner ha richiamato il blackout che ha interessato Spagna e Portogallo e le alluvioni di Valencia del 2024, quando le interruzioni di energia e telecomunicazioni complicarono le operazioni di emergenza. Secondo il commissario, con l’EUCCS i satelliti potranno garantire la continuità delle comunicazioni quando le reti terrestri vengono meno.

Ciò riguarda anche altre tipologie di minacce come quelle ibride sempre più frequenti. “Disponiamo di regole molto solide per quanto riguarda connettività, cybersicurezza e resilienza delle nostre reti”, ha affermato la vicepresidente Virkkunen, secondo cui l’UE si trova oggi “ad affrontare un numero crescente di diversi attacchi informatici e ibridi ed è molto importante essere in grado di mantenere la connettività anche in quelle circostanze”.

Nello specifico, a protezione dell’infrastruttura saranno inoltre creati due organismi dedicati. Un Centro europeo di monitoraggio della rete dovrà garantire una connessione in fibra sicura e resiliente tra i Paesi attraverso un punto centrale, evitando la necessità di costruire una molteplicità di collegamenti bilaterali. Un secondo Centro europeo di monitoraggio della sicurezza avrà invece il compito di individuare i rischi informatici, valutare le minacce e assistere gli Stati membri.

Non solo sicurezza, Bruxelles punta sull’industria europea

Il progetto non si limita però alla costruzione di un sistema comune per le emergenze. La Commissione attribuisce all’EUCCS anche una dimensione industriale e di autonomia strategica, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza europea dalle tecnologie provenienti da Paesi terzi.

I componenti ritenuti critici — dai satelliti alle reti mobili centrali fino alle tecnologie broadband — dovranno fare affidamento su tecnologie sviluppate da imprese europee. Una scelta che Bruxelles considera funzionale non soltanto alla sicurezza della rete, ma anche alla creazione di un mercato continentale delle comunicazioni critiche.

“Questo sistema è costruito per l’Europa, dall’Europa”, ha sottolineato Brunner, osservando che l’impiego di imprese e tecnologie europee dovrà rafforzare “la nostra autonomia e resilienza”, mentre la definizione di uno standard comune per i 27 Stati membri potrebbe creare “un vero mercato” europeo. “Questo è ciò che significa sovranità nella pratica: non soltanto protezione, ma creare mercato, posti di lavoro e innovazione in Europa”, ha affermato il commissario.

La vicepresidente Virkkunen ha voluto precisare che l’EUCCS sarà costruito su tecnologie critiche europee, “dai satelliti alle core network mobili e alla banda larga mobile”, e sarà collegato anche ad altre iniziative legislative e tecnologiche dell’Unione, tra cui il Digital Networks Act, la normativa sulle comunicazioni satellitari mobili, il Cybersecurity Act e il 5G Toolbox.

L’implementazione sarà comunque graduale. Secondo Virkkunen, un primo gruppo di Stati membri dovrebbe iniziare a utilizzare il sistema nel 2030, mentre l’obiettivo è arrivare alla connessione di tutti i Paesi entro il 2036, tenendo conto dei diversi tempi nazionali necessari per passare alle comunicazioni critiche a banda larga. Gli Stati manterranno inoltre il controllo delle proprie infrastrutture nazionali, mentre a livello europeo l’interoperabilità diventerà il principio comune.

La proposta passa ora al Parlamento europeo e al Consiglio, chiamati a negoziare e approvare il regolamento prima che possa iniziare la progressiva costruzione della nuova rete europea.

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